Non ho nascosto (proprio non ci riuscivo) la mia delusione per alcune delle scelte nazionali fatte dal Partito in questo periodo.
L'ultima poi sul governo ombra mi mette angoscia... non fosse per altro... ma per il nome... ombra...
bahhhhSarebbe però ingiusto, nei confronti del partito e nei confronti della mia passione politica dimenticare i segnali positivi che invece vedo qui a Trieste.
All'indomani di una sconfitta politica che nessuno si aspettava (e quando dico nessuno... dico proprio nessuno) non era per niente detto che si prendesse la strada giusta... e invece mi sembra che i primi passi siano stati ottimi.
Prima di tutto c'è stata una lunga discussione,
durata tre sedute, in cui tutti hanno potuto, senza limiti di tempo, esprimere le loro sensazioni/opinioni/paure/speranze.
L'assemblea è stata molto faticosa e probabilmente anche dispersiva.... ma è stata la base di partenza per affrontare il futuro.
Contemporaneamente alla discussione sono arrivate anche le dimissioni di
Degano, il coordinatore che aveva gestito il PD in questo periodo.
Dimissioni già annunciate precedentemente e legate non al risultato elettorale ma alla volontà di
Degano di ritirarsi dalla
politica attiva e riprendere la sua carriera professionale.
(come detto molte volte io di gente che fa politica per passione e non per il potere ne conosco tanta!)
Quindi, in conseguenza delle dimissioni, si sono delineate le candidature per il nuovo segretario... discusso e votato poi in una quarta seduta dell'assemblea.
Il nostro nuovo segretario sarà Roberto
Cosolini.
Ex assessore regionale.
Uno che in un momento così sarebbe potuto scappare e invece ha deciso di rimboccarsi le maniche e costruire un partito e un linea politica seria per questa città.
Sono in attesa di vedere quale sarà la squadra che lo affiancherà ma non posso che essere ottimista.
Cosolini mi ha sempre fatto un ottima impressione, un uomo pragmatico ma saldo nei suoi valori; probabilmente il migliore tra i nostri assessori regionali.
Vi propongo qui sotto l'intervista fatta da
Civati durante la campagna elettorale + alcuni stralci della sua prima intervista al Piccolo.
Così magari mi dite cosa ne pensate...
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da ilpiccolo.it Roberto
Cosolini,
neosegretario provinciale del
Pd, lo riconosce: la sfida non è facile. «Sono emozionato come all’inizio di ogni grande avventura. Preoccupato perché sento una grande responsabilità. E per fortuna, come sempre davanti a una sfida, entusiasta».
Una sfida, appunto, da tutti i punti di vista. Politico: perché si tratta di mettere in moto un partito nato da poco e, in Regione, già reduce da una sconfitta che ha visto perdente Riccardo
Illy, per 15 anni leader del centrosinistra.
Personale: perché per
Cosolini questo è il primo incarico di partito. Lui sorride: «Si potrebbe dire che faccio i passi del gambero. In realtà penso sia il momento migliore per tentare questo percorso, anche perché sono un atipico della politica...» Triestino di padre istriano e madre slovena, l’ex ragazzo della
Fgci non aveva infatti mai ricoperto ruoli attivi di partito per portare avanti gli incarichi professionali.
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Quali le possibili peculiarità del Pd triestino?Proprio perché con
Illy l’esperienza di governo della città e della Regione ha anticipato la sfida moderna e riformista del
Pd nazionale, possiamo rielaborare le grandi acquisizioni di questi anni: la costruzione di una visione internazionale di Trieste, nella sua capacità di cogliere le opportunità di modernizzazione e riattivazione di mobilità generazionale e sociale. Questa cultura, facendo simbolicamente riferimento a
Illy, oggi sembra dispersa: ma
Illy ci consegna una città cambiata anche nelle sue componenti moderate. Trieste non sarà mai una città prevalentemente di centrosinistra, ma il riconnettere queste culture credo sia un compito su cui il
Pd può costruire ponti oggi impossibili.
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Ha già pensato alla sua squadra?Credo di dover rispondere positivamente a una domanda di rinnovamento. Ci vorrà del coraggio che dovrà essere accettato. Ci sarà però uno spazio anche importante per la continuità della discussione politica: non possiamo prescindere dalla competenza e dal ruolo dei dirigenti del partito. Lavoro anche a un forte scambio tra partito e persone esterne, ma in grado di darci molto nell’elaborazione di progetti forti e concreti per Trieste.
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Qual è il suo progetto per la città?Ero e resto convinto che dobbiamo dare priorità alla dimensione della città della conoscenza. Solo se la poniamo al centro di un’idea complessiva di sviluppo - non portata avanti per piccoli pezzi, ma con investimenti economici e atteggiamenti politici - otterremo risultati positivi. Penso per esempio al progetto di collegio universitario che avevo sviluppato da assessore. Si tratta di un modo per fare crescere la qualità degli studi e anche l’
attrattività per i giovani, dei quali Trieste ha estremo bisogno: si potrebbero introdurre i primi germi di mobilità generazionale e sociale. In caso contrario siamo destinati a un declino, ricco e tanto lento da non accorgercene quasi e da essere dunque poco propensi ad affrontare.